
Un gruppo di neurobiologi danesi ha pubblicato su “Cognitive Brain Research” uno studio realizzato su otto maestri di meditazione, indagati durante l’esecuzione di esercizi della scuola Yoga Nidra (yoga del sonno) tramite la PET (tomografia a emissione di positroni). Visualizzando l’attività del cervello dei meditanti i ricercatori hanno potuto vedere un notevole aumento della dopamina nello striato ventrale, un’area del cervello che fa parte dei circuiti del premio, della gioia per una ricompensa. Questi circuiti collegano aree pre-frontali della corteccia ai nuclei della base (di cui fa parte lo striato ventrale) al talamo e al sistema limbico. I circuiti della gioia, il cui trasmettitore principe è per l’appunto la dopamina, vengono fortemente attivati ogni qualvolta ci sentiamo gratificati da un’esperienza piacevole e anche da sostanze come anfetamine, cocaina e altre.
Il circuito del piacere, su cui ciascuno può provare a costruire un’esperienza di felicità, ha il suo terminale nelle cortecce prefrontali, che possiamo dividere in due grandi aree: la ventromediale e la dorsolaterale. La prima è il terminale delle emozioni, spesso anche negative. Nella depressione e nell’ansia la ventromediale è iperattiva a scapito della dorsolaterale che, invece, è il centro dell’attenzione, della memoria di lavoro, della percezione del tempo.
Sulla rivista “Consciousness and Cognition”, Arne Dietrich, del Laboratorio di neuroscienze dell’Università statale della Georgia, documenta che durante gli esercizi di concentrazione meditativa si ha un’attivazione della dorsolaterale, che ha effetti ansiolitici e antidepressivi. Al tempo stesso, altri studi documentano che, in fase di meditazione profonda, si ha una riduzione complessiva dell’attività delle cortecce prefrontali, con effetti tali da rendere il cervello quieto e vigile al tempo stesso. A sostegno di ciò, troviamo sia studi di elettrofisiologia che dimostrano un netto aumento delle onde lente (onde teta), sia studi di neuroendocrinologia che dimostrano una potente regolazione del sistema dello stress con riduzione del cortisolo e della noradrenalina.
In base a questi e ad altri studi l’uso regolare delle tecniche meditative determina:
• La regolazione della produzione di cortisolo, fondamentale ormone dello stress.
• L’aumento notturno della melatonina, fondamentale ormone del sonno, con funzioni chiave nella sincronizzazione dei ritmi biologici dell’organismo.
• La riduzione della noradrenalina, neurotrasmettitore prodotto sia dalle surrenali sia dal cervello sotto stress.
• L’aumento della serotonina, neurotrasmettitore di grande rilievo per l’umore (anti-depressivo), ma anche per la regolazione della fame e della sazietà e non solo.
• L’aumento del DHEA (deidroepiandrosterone), ormone prodotto sia dalle surrenali sia dal cervello, con ruoli molteplici sia l’umore sia sul sistema immunitario.
• L’aumento del testosterone, ormone maschile per eccellenza, ma che può svolgere un ruolo importante anche nelle donne ché, soprattutto in menopausa, costituisce una riserva per la produzione di ormo femminili (estrogeni), tramite un meccanismo di conversione enzimatica dall’ormone maschile a quello femminile che sa chiama “aromatizzazione”.
• Infine, il cervello di meditanti esperti appare in grado di ridurre il sovraccarico di input semplificando la complessità.
Gli effetti fisiologici della meditazione sul cervello possono essere quindi tantissimi. Ovviamente bisogna praticarla con regolarità per vederne i risultati su di sé. Potrebbe essere proprio questo il momento di cominciare?